LA MACCHINA DEL TEMPO
Vi ricordate il bellissimo nasetto Dominique Peccatte in oro e tartaruga, montato sulla bacchetta dell'Eury che vi ho illustrato la scorsa settimana?
Guardate un po in che condizioni era quando ci è stato consegnato per il restauro!

Nasetto in tartaruga e oro Dominique Peccatte; frammenti!
Una delle cose che più mi affascinano quando mi trovo tra le mani oggetti così particolari è che osservandoli attentamente puoi provare a ricostruire un immagine più o meno fedele, sia dell'autore che li ha costruiti, che della vita che hanno avuto. Per questo motivo, prima di procedere ad illustrarvi il restauro eseguito dal M° Navea Vera, cercherò, con una speciale macchina del tempo, chiamata analisi, di spostare le lancette indietro, provando a ricostruire una storia evolutiva il più possibile vicina a quella reale.

Per prima cosa il nasetto non è originale. Mi era stato riportato dal proprietario che il M°Bernard Millant, che ha visto e certificato l'autenticità sia della bacchetta, che del nasetto, sosteneva che quest'ultimo era stato costruito appositamente da Dominique Peccatte per questo arco.
A me, l'opinione di Millant non convinceva per niente e vi spiego il perché.
Proviamo a pensare quali possono essere i motivi che inducono a cambiare il nasetto di un arco.
Il primo è certamente l'usura. Dopo anni di utilizzo l'ebano si crepa in maniera non riparabile e va sostituito; ma di solito quando questo avviene anche la bacchetta porta i segni dell'uso prolungato; questa invece è intatta.
E c'è di più. Osservando lo stato di usura di questo nasetto lo si potrebbe datare molto più vecchio della bacchetta, anche se così non è; Peccatte quando è stato costruito aveva circa dieci anni.
Foto 1

Foto 2
Testimonianza del lungo utilizzo del nasetto è l'opacità che presenta il lato destro (foto 1). E' stato molto difficile da lucidare, perché il sudore acido delle mani ha ossidato la tartaruga.
La bacchetta, come vi dicevo, è invece intatta e sembra non avere mai suonato. Nonostante l'età è sopravvissuta perfettamente alla sostituzione del nasetto. Ha ancora una velocità del suono elevata e la curva è assolutamente perfetta e originalissima. L'unico piccolo danno, totalmente ininfluente ai fini sonori e non provocato dall'usura ma dalla scelleratezza umana, è una rottura sul secondo foro (foto 3 e 4).

Foto 3

Foto 4
Non ha ripercussioni sulla meccanica della bacchetta, non è dovuta all'usura, e il restauro è meccanicamente semplice e non intrusivo.

Foto 5 e 6: ricostruzione secondo foro

La rottura è stata probabilmente provocata da qualcuno che ha provato ad estrarre il nasetto che si era incastrato, ma non gli avevano spiegato come fare. Purtroppo invece di lasciar perdere ha deciso di trovare un suo modo e ha scavato tra nasetto e bacchetta, probabilmente con un bedano (piccolo scalpello) distruggendo il secondo foro appunto.

Foto 7
L'altro indizio che giocava contro alla versione di Millant è l'adattamento del nasetto. Ogni ottagono di appoggio è diverso dall'altro, e quando si sostituisce il nasetto l'artigiano deve fare un adattamento nuovo per far si che le due parti combacino perfettamente. In questo caso l'operazione non era stata eseguita affatto, ed è impensabile che un Maestro del livello di Dominique Peccatte abbia trascurato un dettaglio così importante.
E' più probabile invece, che un artigian-commerciantone, magari Italiano, dei primi del '900, trovandosi in mano un nasetto Peccatte di un arco rotto, lo abbia montato sopra la bacchetta dell'Eury, per poterlo commerciare meglio e magari ricavarne di più.
Versione che mi è stata confermata anche dal M° Millant, al momento in cui gli ho mostrato personalmente l'arco; evidentemente il proprietario aveva capito male!
Il Restauro
Come dicevo nello scorso post, restaurare questo livello di archi fornisce la possibilità di ricavare molte informazioni sulle tecniche costruttive dell'epoca. La prima l'abbiamo incontrata ricostruendo la madreperla del bottone.

Foto 8
Alloggiare le madreperle negli occhi o nel nasetto, non è semplice neanche oggi, rischi sempre di non centrarle o di farle troppo piccole, al tempo di Peccatte la cosa doveva essere ancor meno facile; gli utensili non erano come quelli odierni e spesso addirittura i fori erano leggermente ovali. Lo stratagemma che usavano per far si che la madreperla chiudesse perfettamente sull'ebano, è quello che potremmo chiamare: "il tappo da damigiana".
I tappi di sughero come ben sapete non sono dei cilindri, ma dei coni, perché spingendo si modellano sul collo della damigiana e la chiudono ermeticamente. La stessa tecnica era usata per gli occhi; bastava fare dei piccoli coni, invece che cilindri e gli innesti venivano perfetti.
Foto 9
Ed ecco il risultato finito. Oltre a ricostruire la madreperla, al bottone, causa ossidazione, il M° Navea Vera ha dovuto sostituire la vite in acciaio.

Foto 10
Anche la madreperla della slitta era da cambiare.

Foto 11

Foto 12
Dopo aver selezionato una madreperla simile all'originale, il Maestro l'ha incollata alla slitta (foto 11), e successivamente rimodellata. Essendo un nasetto antico, la perla è stata usurata artificialmente per simulare il consumo naturale dovuto all'utilizzo (foto 12).
Il nasetto quando è arrivato, era veramente ridotto male.

Foto 13
Molto sporco e con una crepa preoccupante.

Foto 14
L'occhio sinistro mancava completamente

Foto 15
Dopo averlo aperto e ripulito, la crepa che prima sembrava non bella, è diventata bruttissima.

Foto 16

Foto 17

Foto 18
Come potete vedere nelle foto la tartaruga si era aperta quasi totalmente in senso longitudinale, e per di più, data l'età della frattura, le parti non combaciavano più perfettamente.

Foto 19
Per ovviare a questo problema il M° Navea Vera ha inserito una sottile lamella di tartaruga nel punto più largo della frattura.

Foto 20

Foto 21
Poi è arrivata la parte complicata; gli occhi.

Foto 22
Quello destro non ha portato particolari complicazioni, eccezion fatta per la misura della madreperla non canonica.

Foto 23
La sinistra ha creato qualche grattacapo in più.

Foto 24
Qui l'occhio mancava integralmente o quasi, l'unica cosa rimasta era il cerchietto di tartaruga.

Foto 25
Per prima cosa abbiamo contattato il Maestro orafo con cui collaboriamo e gli abbiamo fatto trafilare un anello dello stesso colore dell'oro del nasetto. Dopo di che, visto che le sedi di alloggiamento non erano rotonde, ma ovali, il M° Navea Vera ha dovuto pazientemente adattare l'anello al foro.
Solo per ricostruire un occhio, lavoro che sugli archi nuovi porta via non più di due ore, ci sono voluti quasi tre giorni.

Foto 26
Anche qui, come per la slitta è stata usata la stessa tecnica di invecchiamento, per simulare l'usura naturale.

Foto 27
La coulisse è stata raddrizzata e incollata, e sono state rimontate le viti di fissaggio e la madre vite originali.

foto 28
Ed eccolo qui finalmente finito. Grazie a Daniel questo bellissimo arco è tornato in condizioni perfette. Il nostro cliente felice come una bambino per il risultato ottenuto, ben oltre le aspettative; Daniel si è divertito a giocarci per quasi un mese; e io ho avuto la possibilità di veder lavorare quello che considero uno dei maggiori Maestri restauratori dei nostri tempi.
Sicurezza e solidità tecnica, capacità di analisi, e creatività; c'è tutto!
Signori; giù il cappello.

A Presto
Paolo
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